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Discussione: Lele Oriali

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  1. #11
    L'avatar di Nacka Skoglund
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    purtroppo non feci in tempo a vederlo giocare. gran giocatore in ogni caso, gran dirigente e, isogna dirlo, grande opinionista televisivo


    piccola curiosità: il famoso gol di Tardelli contro la Germania in finale è la conclusione di una bellissima azione corale, nata da una punizione a centrocampo guadagnata da Oriali.
    Autoproclamato Capitano dell'Armata Patriottica, alla facciazza di Biagio
    "Ogni tattica, per funzionare, deve essere adattata agli uomini di cui si dispone, non viceversa"

  2. #12
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    #25
    La foto nel primo post è magnifica.

    "Un hombre con ideas nuevas es un loco, hasta que sus ideas triunfan."

  3. #13
    L'avatar di Francesco92
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    Oriali spiega: ''Mancini e Mourinho, dico tutto. José tornerà un giorno all'Inter''
    26.02.2014 08:14 di Alessandro Cavasinni
    Fonte: Gazzetta dello Sport


    Mancini contro Mourinho? La Gazzetta dello Sport ne ha parlato con Gabriele Oriali, uno che è stato al fianco di entrambi e con tutti e due ha vinto tantissimo in nerazzurro. ''Di Mancio mi colpì subito la competenza. Fu lui a suggerire l’acquisto di gente come Maicon, Cambiasso, Julio Cesar, Stankovic. Garantiva che quei giocatori che costavano cifre normali avrebbero lasciato il segno nella storia dell’Inter. Roberto è un allenatore-presidente. Mette un mattoncino al giorno. Lo sta facendo anche nel Galatasaray dove ha appena fatto ingaggiare un talento come il brasiliano Alex Telles. Ha ragione a dire che il Triplete di Mourinho è figlio anche del suo lavoro''.

    Moratti stava per cacciarlo dopo una sconfitta a Cagliari.
    ''E lui lo convinse a confermarlo garantendogli che avrebbe vinto lo scudetto. Non parlava per difendere la panchina o lo stipendio. Ne era convinto. Una sicurezza che contagia i suoi interlocutori''.

    Cosa l’ha colpita del lavoro del Mancini allenatore?
    ''La ricerca della qualità. Mancio costruisce squadre nelle quali si divertirebbe a giocare''.

    C’è un episodio simbolo del suo ciclo nerazzurro?
    ''Ultima partita di campionato, Parma-Inter. La lotta per il titolo era ancora aperta. Mancio lavorò una settimana per recuperare Ibrahimovic, reduce da un infortunio. Gli parlava. Lo incoraggiava. Ricordo che quando, a partita in corso, decise di mandarlo in campo Ibra lo guardò fisso negli occhi e gli disse: “Okay mister, mi hai convinto, ora entro e segno un paio di gol”. E’ come se Mancini avesse servito due assist a Zlatan. A proposito di grandi giocatori: Roberto è quello che ha gestito meglio Balotelli''.

    Passiamo a Mou.

    ''Sembra un uomo di ghiaccio, invece l’ho visto piangere dopo la vittoria in Champions. Noi stavamo partendo per tornare a Milano, lui aveva un appuntamento con il Real Madrid e, davanti al pullman, non riuscì a trattenere le lacrime. Mourinho ha le sue debolezze, ma preferisce nasconderle''.

    Qual è il punto di forza dello Special One?

    ''Lui crea il fortino. Chi è dentro è coinvolto al 110%. Nella finale contro il Bayern ero sicuro che avremmo vinto perché loro in campo erano in undici, noi in trenta. Insieme a Sneijder, Zanetti e compagni c’erano anche le riserve, i componenti dello staff tecnico, i medici, i massaggiatori''.

    Mourinho parla dell’Inter come di un vecchio amico.

    ''Lui è un romantico. Voleva tornare al Chelsea ed è tornato. Un giorno lo rivedremo sulla panchina dell’Inter''.

    Cosa ricorda del mitico Triplete?
    ''Un mese prima Mou mi disse: “Lele, noi faremo la storia”. Ne era sicuro. E convinceva tutti. La sua frase ricorrente era: “Andiamo in cima al mondo”. L’ultima volta che l’Inter aveva vinto la Coppa dei Campioni c’era ancora la televisione in bianco e nero''.

    Mourinho aveva voluto Eto’o.
    ''E lo ha convinto a fare anche il terzino. Alla fine Samuel quasi si divertiva a fare quel ruolo. Incredibile. Ora nel Chelsea lo ha riportato in attacco. Mourinho entra nella testa dei giocatori. Li fa innamorare''.

    E’ successo anche con Sneijder.
    ''Una volta gli disse: “Ti vedo stanco, vai tre giorni al mare con tua moglie”. Wesley pensava a uno scherzo. Invece era tutto vero. Sneijder andò tre giorni in vacanza a Ibiza e quando tornò ricominciò a fare miracoli. L’olandese disse: “Sarei pronto a uccidere e a morire per Mou”. Lo Special One ha restituito al calcio il miglior Sneijder. Vi ricordate che nel Real andava spesso in panchina. Anche Mancini è innamorato di Wesley''.

  4. #14
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    Oriali spiega: ''Mancini e Mourinho, dico tutto. José tornerà un giorno all'Inter''
    26.02.2014 08:14 di Alessandro Cavasinni
    Fonte: Gazzetta dello Sport


    Mancini contro Mourinho? La Gazzetta dello Sport ne ha parlato con Gabriele Oriali, uno che è stato al fianco di entrambi e con tutti e due ha vinto tantissimo in nerazzurro. ''Di Mancio mi colpì subito la competenza. Fu lui a suggerire l’acquisto di gente come Maicon, Cambiasso, Julio Cesar, Stankovic. Garantiva che quei giocatori che costavano cifre normali avrebbero lasciato il segno nella storia dell’Inter. Roberto è un allenatore-presidente. Mette un mattoncino al giorno. Lo sta facendo anche nel Galatasaray dove ha appena fatto ingaggiare un talento come il brasiliano Alex Telles. Ha ragione a dire che il Triplete di Mourinho è figlio anche del suo lavoro''.

    Moratti stava per cacciarlo dopo una sconfitta a Cagliari.
    ''E lui lo convinse a confermarlo garantendogli che avrebbe vinto lo scudetto. Non parlava per difendere la panchina o lo stipendio. Ne era convinto. Una sicurezza che contagia i suoi interlocutori''.

    Cosa l’ha colpita del lavoro del Mancini allenatore?
    ''La ricerca della qualità. Mancio costruisce squadre nelle quali si divertirebbe a giocare''.

    C’è un episodio simbolo del suo ciclo nerazzurro?
    ''Ultima partita di campionato, Parma-Inter. La lotta per il titolo era ancora aperta. Mancio lavorò una settimana per recuperare Ibrahimovic, reduce da un infortunio. Gli parlava. Lo incoraggiava. Ricordo che quando, a partita in corso, decise di mandarlo in campo Ibra lo guardò fisso negli occhi e gli disse: “Okay mister, mi hai convinto, ora entro e segno un paio di gol”. E’ come se Mancini avesse servito due assist a Zlatan. A proposito di grandi giocatori: Roberto è quello che ha gestito meglio Balotelli''.

    Passiamo a Mou.

    ''Sembra un uomo di ghiaccio, invece l’ho visto piangere dopo la vittoria in Champions. Noi stavamo partendo per tornare a Milano, lui aveva un appuntamento con il Real Madrid e, davanti al pullman, non riuscì a trattenere le lacrime. Mourinho ha le sue debolezze, ma preferisce nasconderle''.

    Qual è il punto di forza dello Special One?

    ''Lui crea il fortino. Chi è dentro è coinvolto al 110%. Nella finale contro il Bayern ero sicuro che avremmo vinto perché loro in campo erano in undici, noi in trenta. Insieme a Sneijder, Zanetti e compagni c’erano anche le riserve, i componenti dello staff tecnico, i medici, i massaggiatori''.

    Mourinho parla dell’Inter come di un vecchio amico.

    ''Lui è un romantico. Voleva tornare al Chelsea ed è tornato. Un giorno lo rivedremo sulla panchina dell’Inter''.

    Cosa ricorda del mitico Triplete?
    ''Un mese prima Mou mi disse: “Lele, noi faremo la storia”. Ne era sicuro. E convinceva tutti. La sua frase ricorrente era: “Andiamo in cima al mondo”. L’ultima volta che l’Inter aveva vinto la Coppa dei Campioni c’era ancora la televisione in bianco e nero''.

    Mourinho aveva voluto Eto’o.
    ''E lo ha convinto a fare anche il terzino. Alla fine Samuel quasi si divertiva a fare quel ruolo. Incredibile. Ora nel Chelsea lo ha riportato in attacco. Mourinho entra nella testa dei giocatori. Li fa innamorare''.

    E’ successo anche con Sneijder.
    ''Una volta gli disse: “Ti vedo stanco, vai tre giorni al mare con tua moglie”. Wesley pensava a uno scherzo. Invece era tutto vero. Sneijder andò tre giorni in vacanza a Ibiza e quando tornò ricominciò a fare miracoli. L’olandese disse: “Sarei pronto a uccidere e a morire per Mou”. Lo Special One ha restituito al calcio il miglior Sneijder. Vi ricordate che nel Real andava spesso in panchina. Anche Mancini è innamorato di Wesley''.
    Questa mi sembra una di quelle leggende metropolitane dette a mo' di iperbole..

    Comunque bell'intervista, ha ragione su tutto.

    Confermo le sue parole su Mancini e quelle su Mourinho. Ma soprattutto le parole sul Mancio sono importanti.

    Per questo motivo dovrebbe tornare in società nel suo ruolo precedente, era ottimo Lele.

  5. #15
    L'avatar di Francesco92
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    Oriali: "Thohir, se mi vuoi io ci sono. Meritavo di restare, con Branca andò così. Contro di noi 7-8 errori decisivi"
    05.03.2014 08:28 di Redazione ***************
    Fonte: Tuttosport



    Attraverso le colonne di Tuttosport, Gabriele Oriali si candida per l'ennesima volta per un ruolo da dirigente dell'Inter.

    Perché Oriali è ancora tanto amato dai tifosi?
    "Me lo chiedo anch’io... (ride divertito Lele, ndr ) Perché credo di aver fatto qualcosa di buono prima come giocatore, per diciassette anni partendo dal settore giovanile; quindi da dirigente per altri tredici. Penso sia questo il motivo per cui gran parte dei tifosi interisti gradirebbe un mio ritorno in società".

    Se Thohir glielo chiedesse, accetterebbe?
    "Dopo trent’anni, l’Inter è diventata la mia seconda famiglia. Quindi, se ci fosse una chiamata da parte di Thohir, accetterei più che volentieri. Altrimenti, continuerò a fare il tifoso".

    Qual è stata la sua trattativa più difficile?
    "Quella con la Juve per Ibrahimovic. Si sapeva che avrebbero dovuto cederlo, anche per la volontà del giocatore, però c’era sotto pure il Milan. Andai a Torino con Branca, c’era Blanc col quale trovammo un accordo per il trasferimento di Ibra e rimasi fino alle undici di sera finché non me lo firmarono. Furono due giorni tirati, con alle spalle la pressione del Milan che lo voleva a tutti i costi".

    Un colpo da ricordare?
    "Cambiasso preso a costo zero: io e Branca fummo inizialmente criticati perché non giocava nel Real. E poi Maicon: lo vedemmo la prima volta con Mancini e ce ne innamorammo subito".

    Il flop?
    "Quando si lavora, si può anche sbagliare: è successo a noi e, per esempio, è successo anche alla Juventus tre-quattro anni fa. Poi sia loro che noi siamo stati bravi a imparare dagli errori, perché abbiamo puntato più sulla qualità che sulla quantità. Comunque la Juve già da qualche anno è la squadra da battere e lo sarà anche per i prossimi, così come lo siamo stati noi per diversi anni".

    Perché lo dice?
    "Per i vantaggi dati dallo stadio di proprietà, perché hanno idee innovative, per la bravura della proprietà e dei dirigenti nella scelta dei giocatori e perché hanno un tecnico che, in questo momento, nel nostro campionato è il migliore".

    Cosa manca all’Inter per raggiungere la Juventus?
    "Quest’anno si è chiusa una pagina storica per il club e, in una stagione così, è chiaro che la squadra un po’ subisca sul piano psicologico il passaggio di proprietà. Non è un caso che, dopo un avvio in cui è stato espresso un buon calcio, ci sia stato un calo, non solo fisico, ma anche mentale e forse inconscio. Adesso ci si sta riprendendo, ma il gap con la Juve c’è: per colmarlo ci vuole lavoro, pazienza e tempo".

    Ausilio ha le spalle abbastanza larghe per essere responsabile dell’area tecnica?
    "L’esperienza nel condurre trattative se l’è già fatta con me e Branca, in più conosce bene il settore giovanile ed è esperto di calcio internazionale, quindi è una scelta che ci può stare. Anche se ritengo che in un grande club come l’Inter forse dovrebbe avere qualcuno all’interno della società col quale potersi confrontare quotidianamente. Se poi interista ancora meglio".

    Cosa si è rotto tra lei e Branca?
    "Il nostro rapporto si è incrinato nell’ultimo anno perché avevamo idee diverse, ma prima si è lavorato molto bene. I risultati lo dimostrano. Dopo il Triplete, c’è stata una scelta da parte della società che ovviamente non ho condiviso, ma che ho rispettato con dispiacere perché pensavo di essermi guadagnato sul campo la conferma nel mio ruolo. Così non è stato, quindi le nostre strade si sono divise. E ci sono rimasto male".

    Che consiglio darebbe a Zanetti che si trova davanti a un bivio importante nella sua vita?
    "Sono convinto che la sua idea sarebbe quella di continuare ancora un anno. Lui è un simbolo e, per diversi motivi, potrebbe anche essere utile nello spogliatoio. Il consiglio che posso dargli è di seguire il suo istinto".

    Il capitano ha il curriculum per raccogliere l’eredità di Facchetti o è meglio che prima faccia un po’ di gavetta altrove?
    "Non me ne voglia Zanetti, per il quale ho una grande ammirazione, ma di Facchetti ce ne sarà solo uno, unico e inimitabile. Anche se credo manchi una figura percepita come vero interista all’interno del club, che faccia da interlocutore tra società, settore tecnico e allenatore e che sia riconosciuto come uomo immagine dell’Inter".

    Ecco, dica una cosa da interista. L’Inter senza rigori da ventotto giornate: dov’è l’errore?
    "L’errore? Di errori ce ne sono stati sette-otto clamorosi, sono sviste inconcepibili che penalizzano la classifica dell’Inter. Sembra che ormai ci sia una sindrome da rigore non dato, anche se ritengo che gli arbitri siano comunque in buona fede".

    Icardi le ricorda un po’ il primo Balotelli?
    "Non lo conosco e mi risulta difficile fare paragoni. So però che è forte, giovane, di prospettiva, potente fisicamente e bravo tecnicamente. L’Inter ha fatto un buon acquisto perché Icardi è il futuro".

    Mazzarri è l’uomo giusto per questa fase di transizione?
    "Beh, una fase di transizione che deve avere come obiettivo minimo quello di centrare l’Europa League. Comunque ritengo che Mazzarri sia l’allenatore giusto non solo per questa fase di transizione".

    Che sfida sarà quella con Ventura?
    "Ventura sta facendo grandissime cose a Torino. La sua squadra gioca bene, diverte e ha un’ottima classifica. L’Inter dovrà essere brava a non dare spazio a Cerci e Immobile perché sono micidiali in campo aperto. Anche se per l’Inter, però, quella sarà una partita da vincere".

    L’Inter può permettersi di puntare sui giovani?
    "Deve puntare a un giusto mix di talenti e giocatori di esperienza, come del resto ha fatto con l’acquisto di Vidic dal Manchester United che ha un'esperienza internazionale e potrebbe essere un punto di riferimento per i giovani".

  6. #16
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    si sarà stufato di fare l'opinionista

  7. #17
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    Lele parli troppo con i giornalisti.

    Chiama Thohir e vedi direttamente lui che dice.

  8. #18
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    purtroppo non feci in tempo a vederlo giocare. gran giocatore in ogni caso, gran dirigente e, isogna dirlo, grande opinionista televisivo


    piccola curiosità: il famoso gol di Tardelli contro la Germania in finale è la conclusione di una bellissima azione corale, nata da una punizione a centrocampo guadagnata da Oriali.
    gran giocatore direi proprio di no. almeno come tecnica e come piedi. per il resto sì.

  9. #19
    L'avatar di Antonio95

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    Io spero in un suo ritorno.

  10. #20
    L'avatar di Luke82
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    Io spero in un suo ritorno.
    Si...ma che nessuno speri che prenda il posto di Branca.
    Lele deve essere il collante tra squadra e società
    La Juventus è stata retrocessa in Serie B insieme alla sua reputazione.

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