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Discussione: Joaquin Peirò

  1. #1
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    Joaquin Peirò

    Addio campione. A costo di essere ovvio, voglio ricordarlo cosi`:

    https://www.youtube.com/watch?v=25MwUXRJBSo

  2. #2
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  3. #3
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    e se ne va un altro......
    Peirò, la Grande Inter e quel leggendario gol al Liverpool che ricorda anche chi non c’era
    Lo spagnolo era una riserva della mitica squadra di Helenio Herrera. Ma in una notte magica di Coppa dei campioni a San Siro segnò un rete decisiva nella rimonta rubando palla al portiere come nessuno aveva mai fatto. E entrò nella storia



    Non erano in tanti. Ci voleva coraggio. Peggio, incoscienza. Non c’era nessuna Var a proteggere gli stinchi. I calci te li prendevi e te li tenevi. Solo i campioni veri tenevano abbassati i calzettoni. Sivori e Corso, per esempio. O i brocchi. Joaquin Peirò non era né l’uno, né l’altro. Ma i calzettoni li teneva giù lo stesso.

    Se n’è andato in un giorno di quasi primavera, il 18 marzo. Aveva 84 anni. Quando il mondo aveva la testa altrove. Come quando lui usciva dal campo e non c’erano applausi o fischi. Tutti i tifosi a stropicciarsi gli occhi per i suoi compagni. Quelli della Grande Inter. Che a pensarci forse, senza di lui sarebbe stata un po’ meno grande. Gli bastò un gol per mettere in cornice la carriera. Come quegli scrittori che scrivono solo un libro di successo e poi si nascondono in qualche posto sperduto. Il gol di Peirò lo ricordano tutti. Persino quelli che non c’erano.

    La serata era giusta, l’impresa inevitabile: 12 maggio 1965, stadio di San Siro.Coppa dei campioni.Semifinale. L’Inter deve rimontare tre gol al Liverpool, che otto giorni prima ha vinto 3-1. Sono quelle volte che la gente ci crede senza sapere perché. Per accendere la miccia della remuntada, dopo il gol di Corso, ci voleva un colpo di genio. Il portiere Lawrence fa rimbalzare la palla prima di rinviarla. Uno, due e alla terza volta il piede svelto di Peirò gliela porta via e segna a porta vuota. Il giocatore inglese è prima inebetito, poi incredulo. Infine impazzito. Protesta con tutta la squadra. Ma non c’è fallo e non c’è inganno. L’Inter dopo Herrera ha trovato un altro mago in campo. Facchetti completerà l’impresa con il 3-0 che qualificherà l’Inter alla finale, che poi vincerà 1-0 col Benfica il 27 maggio, sempre a San Siro.

    I giovani uomini che quella sera erano allo stadio racconteranno mille volte ai figli di quel gol d’astuzia. E i bimbi lo replicheranno nelle partitelle all’oratorio. Fare il Peirò era figo per quei ragazzini che vivevano di sogni e pallone. Sandro Mazzola ricorda anche le trasgressione di quello spagnolo apparentemente triste. «Con lui – rivela – facevamo ogni tanto una fuga. Herrera, infatti, in ritiro ci concedeva pochissimo, sul bere poi era inflessibile. Al massimo potevamo concederci un bicchiere di vino durante il pasto. Così Peirò veniva da me e mi diceva: “Cervesiña?” (birretta?). E fuggivamo insieme per una bevutina segreta».

    Peirò era lo straniero di riserva. Chiuso da Jair e Suarez. Con la sua aria dinoccolata e la faccia da spagnolo triste/indolente. Solo 25 partite con l’Inter ma quanti trionfi. Una meteora che illuminò a giorno il cielo nerazzurro. Arrivato dalla Spagna giocò prima nel Toro e poi nella Roma. E disputò anche i Mondiali del 1962 con le Furie Rosse. Ma sono quasi dettagli per chi la leggenda l’aveva scritta in una notte sola.

    E PER FORTUNA DOVEVANO SMILIARDARE !!!! MAGLIARI !!!! SIAMO FINITI IN MANO A DEI MAGLIARI!!!!!

  4. #4
    L'avatar di kallegoal
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    e se ne va un altro......
    Peirò, la Grande Inter e quel leggendario gol al Liverpool che ricorda anche chi non c’era
    Lo spagnolo era una riserva della mitica squadra di Helenio Herrera. Ma in una notte magica di Coppa dei campioni a San Siro segnò un rete decisiva nella rimonta rubando palla al portiere come nessuno aveva mai fatto. E entrò nella storia



    Non erano in tanti. Ci voleva coraggio. Peggio, incoscienza. Non c’era nessuna Var a proteggere gli stinchi. I calci te li prendevi e te li tenevi. Solo i campioni veri tenevano abbassati i calzettoni. Sivori e Corso, per esempio. O i brocchi. Joaquin Peirò non era né l’uno, né l’altro. Ma i calzettoni li teneva giù lo stesso.

    Se n’è andato in un giorno di quasi primavera, il 18 marzo. Aveva 84 anni. Quando il mondo aveva la testa altrove. Come quando lui usciva dal campo e non c’erano applausi o fischi. Tutti i tifosi a stropicciarsi gli occhi per i suoi compagni. Quelli della Grande Inter. Che a pensarci forse, senza di lui sarebbe stata un po’ meno grande. Gli bastò un gol per mettere in cornice la carriera. Come quegli scrittori che scrivono solo un libro di successo e poi si nascondono in qualche posto sperduto. Il gol di Peirò lo ricordano tutti. Persino quelli che non c’erano.

    La serata era giusta, l’impresa inevitabile: 12 maggio 1965, stadio di San Siro.Coppa dei campioni.Semifinale. L’Inter deve rimontare tre gol al Liverpool, che otto giorni prima ha vinto 3-1. Sono quelle volte che la gente ci crede senza sapere perché. Per accendere la miccia della remuntada, dopo il gol di Corso, ci voleva un colpo di genio. Il portiere Lawrence fa rimbalzare la palla prima di rinviarla. Uno, due e alla terza volta il piede svelto di Peirò gliela porta via e segna a porta vuota. Il giocatore inglese è prima inebetito, poi incredulo. Infine impazzito. Protesta con tutta la squadra. Ma non c’è fallo e non c’è inganno. L’Inter dopo Herrera ha trovato un altro mago in campo. Facchetti completerà l’impresa con il 3-0 che qualificherà l’Inter alla finale, che poi vincerà 1-0 col Benfica il 27 maggio, sempre a San Siro.

    I giovani uomini che quella sera erano allo stadio racconteranno mille volte ai figli di quel gol d’astuzia. E i bimbi lo replicheranno nelle partitelle all’oratorio. Fare il Peirò era figo per quei ragazzini che vivevano di sogni e pallone. Sandro Mazzola ricorda anche le trasgressione di quello spagnolo apparentemente triste. «Con lui – rivela – facevamo ogni tanto una fuga. Herrera, infatti, in ritiro ci concedeva pochissimo, sul bere poi era inflessibile. Al massimo potevamo concederci un bicchiere di vino durante il pasto. Così Peirò veniva da me e mi diceva: “Cervesiña?” (birretta?). E fuggivamo insieme per una bevutina segreta».

    Peirò era lo straniero di riserva. Chiuso da Jair e Suarez. Con la sua aria dinoccolata e la faccia da spagnolo triste/indolente. Solo 25 partite con l’Inter ma quanti trionfi. Una meteora che illuminò a giorno il cielo nerazzurro. Arrivato dalla Spagna giocò prima nel Toro e poi nella Roma. E disputò anche i Mondiali del 1962 con le Furie Rosse. Ma sono quasi dettagli per chi la leggenda l’aveva scritta in una notte sola.

    https://www.inter.it/it/news/2020/03...liverpool.html
    MAI STATI IN B ...e non rubo i campionati
    http://it.wikipedia.org/wiki/Karl-Heinz_Rummenigge
    "Ognuno ha la propria storia, noi abbiamo la nostra e ne siamo orgogliosi"

  5. #5
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    e se ne va un altro......
    Peirò, la Grande Inter e quel leggendario gol al Liverpool che ricorda anche chi non c’era
    Lo spagnolo era una riserva della mitica squadra di Helenio Herrera. Ma in una notte magica di Coppa dei campioni a San Siro segnò un rete decisiva nella rimonta rubando palla al portiere come nessuno aveva mai fatto. E entrò nella storia



    Non erano in tanti. Ci voleva coraggio. Peggio, incoscienza. Non c’era nessuna Var a proteggere gli stinchi. I calci te li prendevi e te li tenevi. Solo i campioni veri tenevano abbassati i calzettoni. Sivori e Corso, per esempio. O i brocchi. Joaquin Peirò non era né l’uno, né l’altro. Ma i calzettoni li teneva giù lo stesso.

    Se n’è andato in un giorno di quasi primavera, il 18 marzo. Aveva 84 anni. Quando il mondo aveva la testa altrove. Come quando lui usciva dal campo e non c’erano applausi o fischi. Tutti i tifosi a stropicciarsi gli occhi per i suoi compagni. Quelli della Grande Inter. Che a pensarci forse, senza di lui sarebbe stata un po’ meno grande. Gli bastò un gol per mettere in cornice la carriera. Come quegli scrittori che scrivono solo un libro di successo e poi si nascondono in qualche posto sperduto. Il gol di Peirò lo ricordano tutti. Persino quelli che non c’erano.

    La serata era giusta, l’impresa inevitabile: 12 maggio 1965, stadio di San Siro.Coppa dei campioni.Semifinale. L’Inter deve rimontare tre gol al Liverpool, che otto giorni prima ha vinto 3-1. Sono quelle volte che la gente ci crede senza sapere perché. Per accendere la miccia della remuntada, dopo il gol di Corso, ci voleva un colpo di genio. Il portiere Lawrence fa rimbalzare la palla prima di rinviarla. Uno, due e alla terza volta il piede svelto di Peirò gliela porta via e segna a porta vuota. Il giocatore inglese è prima inebetito, poi incredulo. Infine impazzito. Protesta con tutta la squadra. Ma non c’è fallo e non c’è inganno. L’Inter dopo Herrera ha trovato un altro mago in campo. Facchetti completerà l’impresa con il 3-0 che qualificherà l’Inter alla finale, che poi vincerà 1-0 col Benfica il 27 maggio, sempre a San Siro.

    I giovani uomini che quella sera erano allo stadio racconteranno mille volte ai figli di quel gol d’astuzia. E i bimbi lo replicheranno nelle partitelle all’oratorio. Fare il Peirò era figo per quei ragazzini che vivevano di sogni e pallone. Sandro Mazzola ricorda anche le trasgressione di quello spagnolo apparentemente triste. «Con lui – rivela – facevamo ogni tanto una fuga. Herrera, infatti, in ritiro ci concedeva pochissimo, sul bere poi era inflessibile. Al massimo potevamo concederci un bicchiere di vino durante il pasto. Così Peirò veniva da me e mi diceva: “Cervesiña?” (birretta?). E fuggivamo insieme per una bevutina segreta».

    Peirò era lo straniero di riserva. Chiuso da Jair e Suarez. Con la sua aria dinoccolata e la faccia da spagnolo triste/indolente. Solo 25 partite con l’Inter ma quanti trionfi. Una meteora che illuminò a giorno il cielo nerazzurro. Arrivato dalla Spagna giocò prima nel Toro e poi nella Roma. E disputò anche i Mondiali del 1962 con le Furie Rosse. Ma sono quasi dettagli per chi la leggenda l’aveva scritta in una notte sola.

    https://www.inter.it/it/news/2020/03...liverpool.html
    MAI STATI IN B ...e non rubo i campionati
    http://it.wikipedia.org/wiki/Karl-Heinz_Rummenigge
    "Ognuno ha la propria storia, noi abbiamo la nostra e ne siamo orgogliosi"

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